<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837</id><updated>2011-11-27T15:15:56.079-08:00</updated><title type='text'>Cinema, letteratura, filosofia</title><subtitle type='html'>di Fabrizio De Luca</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>17</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-9181213539192474750</id><published>2009-06-01T05:35:00.000-07:00</published><updated>2009-06-01T16:30:26.004-07:00</updated><title type='text'>Watchmen - Onori e disonori</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/SiPVvNhLJ7I/AAAAAAAAADA/WQTQGpX52xk/s1600-h/watchmen-minutemen.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5342348590050912178" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand; HEIGHT: 232px" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/SiPVvNhLJ7I/AAAAAAAAADA/WQTQGpX52xk/s320/watchmen-minutemen.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Siamo sempre stati abituati a vedere supereroi brillanti e mai domi nella battaglia contro il male, la cui vita privata era praticamente annullata di fronte ad uno scopo alto e onorevole. Questi tempi sono terminati, e non oggi, già da molti anni. Chi ha amato la serie di fumetti scritta da Alan Moore e disegnata da Dave Gibbons non amerà i continui e significativi cambiamenti che Zack Snyder ha operato nella trasposizione cinematografica. Difatti il regista americano ha spesso operato variazioni importanti (vedasi il finale) che, immagino, abbiano fatto sobbalzare dalla sedia tutti gli appassionati, fino ad arrivare al divino Alan Moore, che ha completamente disconosciuto la produzione cinematografica, come già era successo per &lt;em&gt;V come Vendetta. &lt;/em&gt;Il film ha decisamente molte pecche, che credo sia inutile elencare spietatamente, ma - ed è un gran bel "ma" -  ci sono alcuni aspetti decisamente interessanti e che meritano di essere sottolineati, proprio perchè Snyder è riuscito a ben trasporre sulla pellicola quelle caratteristiche che facevano del fumetto qualcosa di unico.&lt;br /&gt;Prima di tutto parliamo di come il regista ha dipinto i supereroi. Essi vivono nell'epoca della terza candidatura di Nixon e della vittoria americana in Vietnam. Prima di tutto non possiedono particolari superpoteri, con l'eccezione dell'iperbolico Manhattan; ma la cosa più particolare è che hanno un coscienza ricolma di malefatte, oberati dall'isteria e dal delirio di onnipotenza, o cullati da un pieno senso di indifferenza verso l'umana sorte. Sono eroi cresciuti con la letteratura psicoanalitica, magari anche coi noir americani, conoscono a perfezione la meccanica quantistica e la teoria della relatività di Einstein, applicandole non solo al mondo subatomico, ma anche al mondo "molto atomico" fatto di persone. Hanno ascoltato la musica di Dylan e degli Stones e si muovono dentro un percorso di autocoscienza collettiva che li porta a pensare di conoscere la platonica Idea del Bene, che può realizzarsi solo grazie ad un corposo sacrificio semi-nucleare, coperto da menzogne e bagnato di tantissimo sangue innocente. E già questo, che era un aspetto importante del fumetto, varrebbe il prezzo del biglietto, perchè Snyder è stato bravo nel metterlo al centro del film, continuamente rimembrato nelle orecchie e negli occhi dello spettatore, spesso anche goffamente.&lt;br /&gt;Il secondo aspetto che merita un encomio è la costruzione dei titoli di testa, che scorrono ripercorrendo fedelmente la vita dei &lt;em&gt;Watchmen &lt;/em&gt;dagli anni trenta in poi, incrociata con la storia degli Stati Uniti. Veramente un esempio di grande cinema. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il terzo aspetto riguarda il rapporto, o per meglio dire il "non rapporto" che i supereroi hanno col mondo degli uomini. Benchè esse abbiano dedicato alla tutela ed alla salvaguardia degli esseri umani la maggior parte della loro vita e delle loro energie, essi sono completamente estranei da avere una qualche "genuina" relazione con gli uomini. Proprio l'aver svolto la loro missione di "guardiani", li ha portati ad esperire le peggiori bassezze e bruttezze dell'umanità, e ciò li ha condotti quasi ad evitare un sereno e amorevole rapporto con quel genere che proprio da loro deve essere protetto. Si trovano così nella paradossale situazione esistenziale di dover proteggere qualcuno con cui non vogliono avere nessunissimo rapporto, devono salvaguardare qualcuno che vogliono evitare (il dottor Manhattan ne è il più fulgido esempio).&lt;br /&gt;Il quarto ed ultimo aspetto riguarda una riflessione complessa sul finale. Il film ci dice questo: il mondo può essere salvato solo se strategicamente vengono operate delle scelte poco nitide, che presuppongono un sacrificio importante di una fetta dell'umanità, affinchè il futuro, per gli altri, possa essere possibile. La creazione di un nemico ulteriore e più grande conduce Usa e Urss ad un accordo, che porta alla pace. Alcune vite devono essere sacrificate per la realizzazione di disegni molto più grandi. Di conseguenza quelli che apparentemente sembrano malvagi, appaiono buoni, quasi dei Salvatori dell'Umanità. Che dire su questo? Credo che io abbia unicamente riassunto un finale, un significato, che però può essere ribaltato dal ritrovamento, nell'ultimissima scena, del diario di Rorschach da parte di un giornalista, che può condurre a sollevare dal profondo la verità dei fatti che il mondo non conosce. Manca a questa mia sintesi una vera e propria riflessione su questo aspetto. Lascio al tempo, e alla comunità internauta, la maturazione di una più attenta e incisiva analisi, che ora non credo di riuscire a fare.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-9181213539192474750?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/9181213539192474750/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=9181213539192474750' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/9181213539192474750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/9181213539192474750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2009/06/watchmen-onori-e-disonori.html' title='Watchmen - Onori e disonori'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/SiPVvNhLJ7I/AAAAAAAAADA/WQTQGpX52xk/s72-c/watchmen-minutemen.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-3382655362441088155</id><published>2008-12-26T16:18:00.000-08:00</published><updated>2008-12-26T16:54:12.596-08:00</updated><title type='text'>Un pranzo senza tempo</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/SVV7mCzLwRI/AAAAAAAAACs/jKU0tNe7vzA/s1600-h/pranzoferr.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5284265631305941266" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 270px; CURSOR: hand; HEIGHT: 204px" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/SVV7mCzLwRI/AAAAAAAAACs/jKU0tNe7vzA/s320/pranzoferr.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;div&gt;L'opera prima di Gianni Di Gregorio, in veste di regista, &lt;em&gt;Pranzo di Ferragosto &lt;/em&gt;è una piccola perla da custodire e conservare, un film da rivedere ogni tanto, per provare quelle emozioni frizzanti, che non solo la prima visione suscita. L'unico lavoro di Gianni, il protagonista, è occuparsi a tempo pieno dell'anziana madre, nobile decaduta, barcamenandosi tra le difficoltà della vita che lo portano a "tirare a campare". Ed è proprio questa "situazione esistenziale" a farlo ritrovare in pieno agosto a badare a quattro anziane signore, ognuna con una storia e un &lt;em&gt;modus vivendi&lt;/em&gt; diverso, ma ognuna unica nella propria genuina umanità. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il povero Gianni "lavora", è il caso di dirlo, per far vivere giorni sereni e tranquilli a queste donne, relegate dalla società alla solitudine estiva. Quindi con qualche bicchiero di vino, qualcuno anche di troppo, e qualche stratagemma, decisamente geniale, Gianni riesce a regalare momenti di gioia, sorrisi e riflessioni.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il film è divertente, emozionante, equilibrato ed assolutamente ben girato e costruito. Non è secondaria la decisione di ambientare il tutto nel periodo più calmo dell'anno, in una Trastevere arsa e deserta, il cui ritmo bene si "sposa" con le quattro signore. Tutto questo si contrappone proprio alla frenesia di tutti i giorni che invade la Roma dei "giovani". Di Gregorio cattura la parte più profonda di ognuno, affidando il ruolo delle anziane signore ad attrici non professioniste e la loro naturalezza permette al film di avvolgersi in un'aura genuina e neorealista. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nel pressbook del film Di Gregorio, anzi Gianni, dichiara: "Figlio unico di madre vedova, ho dovuto misurarmi per lunghi anni, da solo, (moglie e figlie si erano dileguate per istinto di sopravvivenza), con mia madre, personaggio di soverchiante personalità, circondato dal suo mondo. Pur se provato, ho conosciuto e amato la ricchezza, la vitalità e la potenza dell’universo dei “vecchi”. Ma ho anche visto la loro solitudine e vulnerabilità in un mondo che cammina a passo accelerato senza sapere dove va perché dimentica la sua storia, perde la continuità del tempo, teme la vecchiaia e la morte ignorando che nulla ha valore se non la qualità dei sentimenti. Nell’estate del 2000 realmente l’amministratore del condominio, sapendomi moroso, mi propose di tenere sua madre per le vacanze di ferragosto. In un sussulto di dignità rifiutai, ma da allora mi chiedevo spesso cosa sarebbe potuto succedere se avessi accettato. Questo è il risultato. Per le attrici, dopo aver incontrato delle professioniste, ho scelto delle signore che non avevano mai recitato, prive di vizi formali, in base alla forza della loro personalità. Durante le riprese mi hanno travolto, la storia cambiava in base ai loro umori ma l’apporto, in termini di spontaneità e verità, è stato determinante. Alcune riprese le ho addirittura rubate. L’attore che interpreta l’amministratore, Alfonso Santagata, è un grande attore di teatro. Gli altri, il dottore e l’amico di Trastevere sono realmente miei amici d’infanzia. In quanto a me, ho interpretato il ruolo protagonista perché in fase di preparazione, mentre spiegavo all’equipe che occorreva trovare un uomo di mezz’età, più o meno alcolizzato, che aveva vissuto per anni con la madre, tutti i visi si sono rivolti molto seriamente verso di me".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Grazie Gianni.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-3382655362441088155?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/3382655362441088155/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=3382655362441088155' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/3382655362441088155'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/3382655362441088155'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2008/12/un-pranzo-senza-tempo.html' title='Un pranzo senza tempo'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/SVV7mCzLwRI/AAAAAAAAACs/jKU0tNe7vzA/s72-c/pranzoferr.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-8131503945743566318</id><published>2008-08-12T01:06:00.000-07:00</published><updated>2008-08-12T03:00:37.058-07:00</updated><title type='text'>La notte oscura del pipistrello</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/SKFKtex86pI/AAAAAAAAAB4/C9Sv3cZrWtQ/s1600-h/batman+2.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5233546387198372498" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/SKFKtex86pI/AAAAAAAAAB4/C9Sv3cZrWtQ/s320/batman+2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Chistopher Nolan ci ha regalato una perla crepuscolare dell'action movie, che rivoluziona l'immagine cinematografica che finora abbiamo avuto dell'uomo-pipistrello. &lt;em&gt;The Dark Night&lt;/em&gt; propone una dualità continua di bene-male presente in ogni personaggio. Batman rappresenta l'eroe che non può riempire la scena manifestando la "bontà" del suo operato, è il bene che in quanto tale non può manifestarsi nella sua purezza (se puro può considerarsi, e questo sarebbe un argomento lungo da trattare), ma deve nascondersi dietro la rappresentazione pubblica del "male". E' colui che la "politica" del bene pubblico lo costringe all'oscuro lavoro che la gente non deve conoscere. &lt;div&gt;&lt;div&gt;Joker (un bravissimo Heath Ledger) è il caos che deve scalzare l'ordine per affermare la sua "filosofia" oscura, non è l'avidità, la voglia di potere o fama, è il caos che utilizza la malvagità per imporsi, sfruttando i malvagi nel suo "caotico" e "preciso" progetto (quindi puro caos non è).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Benchè il film, che dipinge una Gotham City-New York violentissima (è così che deve essere altrimenti a che serve Batman), sia ricco di effetti speciali e colpi di scena, è la psicologia complessa dei personaggi a colpire, logorati dal loro compito e dalle loro responsabilità, ma allo stesso consapevoli dei loro progetti e della loro "missione". Ciò vale anche per Harvey Dent, la cui forte tempra da eroe cristallino senza maschera si sbriciola di fronte alla tragedia della perdita della sua amata, trascinandolo negli abissi della sua mente, dove trova l'ironia e l'astuzia di Joker che lo attira verso il male/caos.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Dal film escono tutti sconfitti, pronti a ricostruire o quantomeno a cambiare verso qualcosa di nuovo, che non ci è dato sapere se migliore o peggiore. E' la pellicola per eccellenza della dualità, che è presente in ognuno di noi, e che tendiamo, per istinto di sopravvivenza, a reprimere o ad esporre a seconda del "qui" ed "ora" in cui viviamo.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-8131503945743566318?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/8131503945743566318/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=8131503945743566318' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/8131503945743566318'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/8131503945743566318'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2008/08/la-notte-oscura-del-pipistrello.html' title='La notte oscura del pipistrello'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/SKFKtex86pI/AAAAAAAAAB4/C9Sv3cZrWtQ/s72-c/batman+2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-1461572558957867032</id><published>2008-05-25T04:00:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T21:21:29.792-08:00</updated><title type='text'>L'inferno sotto casa. La Gomorra italiana</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/SDlJM9uQfFI/AAAAAAAAABg/HxzNHxw-HTY/s1600-h/gomorra.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5204271331479157842" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/SDlJM9uQfFI/AAAAAAAAABg/HxzNHxw-HTY/s320/gomorra.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Dopo aver schiarito aspetti della provincia italiana ne &lt;em&gt;L'imbalsamatore &lt;/em&gt;e in &lt;em&gt;Primo Amore&lt;/em&gt;, Matteo Garrone porta alla luce il "problema" italiano per eccellenza, che già il coraggioso Saviano aveva crudentemente rappresentato nel suo best seller. &lt;em&gt;Gomorra &lt;/em&gt;è l'Italia, non solo la provincia di Napoli e Caserta, non solo Scampia. Perchè il problema dello smaltimento dei rifiuti, dei vestiti d'alta moda griffati, della droga non sono isolabili alla Campania, ma sono un sistema di business a cui concorrono non solo i clan campani ma anche industriali, imprenditori, ecc. che da Scampia distano migliaia di chilometri. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il film di Garrone, asciutto, netto, crudo, ci dice semplicemente tutto questo e altro ancora, dipingendo il mondo di Gomorra come un'isola maledetta lontana dalla nostra realtà, ma in verità così vicina da toccarla con le mani. Un plauso a Garrone per esser riuscito a portare sullo schermo un testo difficile, con il merito di aver mantenuto il messaggio fondamentale del libro.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il mondo di &lt;em&gt;Gomorra &lt;/em&gt;è un mondo che non si sceglie, che ci viene imposto e spesso nascosto, è la terra disperata in cui la gente considera normale quello che normale non dovrebbe essere. &lt;em&gt;Gomorra &lt;/em&gt;è la terra in cui non si può essere bambini per troppo tempo, perchè presto arriva una pistola da tenere in mano, o una dose da spacciare o consumare. E' il paese della paura e del degrado, della falsità e dell'egoismo. A &lt;em&gt;Gomorra &lt;/em&gt;non esiste solidarietà, amore, uguaglianza, chi è più forte e sta alle regole uccide e guadagna, chi è più debole e fuori dal coro finisce morto sollevato da una ruspa che ti porta all'inferno, nè migliore nè peggiore di &lt;em&gt;Gomorra.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Così va il mondo, così abbiamo voluto che andasse.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-1461572558957867032?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/1461572558957867032/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=1461572558957867032' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/1461572558957867032'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/1461572558957867032'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2008/05/linferno-sotto-casa-la-gomorra-italiana.html' title='L&apos;inferno sotto casa. La Gomorra italiana'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/SDlJM9uQfFI/AAAAAAAAABg/HxzNHxw-HTY/s72-c/gomorra.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-1178755670693738501</id><published>2008-05-04T02:07:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T21:21:29.932-08:00</updated><title type='text'>Il treno indiano</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/SB1-AynQVCI/AAAAAAAAABI/4XS41vBH9lc/s1600-h/darj.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5196448097106940962" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="205" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/SB1-AynQVCI/AAAAAAAAABI/4XS41vBH9lc/s320/darj.jpg" width="232" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'ultimo film di Wes Anderson &lt;em&gt;Il treno per il Darjeeling &lt;/em&gt;si basa su una sceneggiatura semplice, anche se non sempre lineare, ma costruita intorno ad un messaggio che si coglie immediatamente, poggiandosi su dialoghi stile Tennenbaum (altro film di Anderson), quindi con una forte componente demenziale. Il pregio di questo film è quello di raccontare una storia di tre fratelli che semplicemente cercano di ritrovare il bandolo della matassa della loro vita, condizionata dalla presenza scomoda dei genitori, che influiscono sulle loro scelte esistenziali più di quanto dovrebbero. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il tutto è accompagnato dalle immagini stupende dell'India che meno conosciamo, gestite da un'abile regia e da una fotografia stupenda. Un &lt;em&gt;on the road &lt;/em&gt;demenziale ma a tratti profondo e intimista, che cerca di coniugare la riflessione al sorriso. Un viaggio in un'India colorata e pittoresca, autentica, a volte tragica, ma sempre vera e genuina e piena di un'umanità davvero incredibile, che spesso si scontra con l'umanità "persa" dei tre fratelli, che sembrano ritrovarla solo nel contatto con gli abitanti di un piccolo villaggio indiano, che piangono la morte di un loro piccolo componente. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Anderson si confronta ancora una volta con una famiglia problematica e confusa, piena di una noia aristocratica e da uno spleen salingeriano curato con gocce e pozioni indiane, shopping tra spezie e serpenti velenosi, e fugaci rapporti sessuali consumati frettolosamente nella toilette di un treno. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Chiude il tutto una scena finale efficace e bellissima che merita il prezzo del biglietto. Buona visione.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-1178755670693738501?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/1178755670693738501/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=1178755670693738501' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/1178755670693738501'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/1178755670693738501'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2008/05/il-treno-indiano.html' title='Il treno indiano'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/SB1-AynQVCI/AAAAAAAAABI/4XS41vBH9lc/s72-c/darj.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-7575606588351168776</id><published>2008-03-16T15:32:00.000-07:00</published><updated>2008-12-11T21:21:30.266-08:00</updated><title type='text'>No country for men</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/R92lTVirGbI/AAAAAAAAABA/O0Q8SwfiuAw/s1600-h/tommy.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5178476898164611506" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/R92lTVirGbI/AAAAAAAAABA/O0Q8SwfiuAw/s320/tommy.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il nuovo film dei fratelli Coen &lt;em&gt;No country for Old Men&lt;/em&gt;, tratto dal romanzo di Cormac McCarthy, riprende e sviluppa tutta quell'arte (letteraria o cinematografica) che fotografa la frontiera tra Stati Uniti e Messico. Un luogo difficile, fatto di violenza estrema, dove regna un'unico legame: droga e soldi (come dice uno sceriffo ad un certo punto), che svuota le vite dell'umanità necessaria ad affrontare lo sguardo degli altri.&lt;br /&gt;Il film colpisce come un pugno allo stomaco, e stimola immediatamente a riflettere sui vari aspetti della "fotografia" dell'America che i registi di &lt;em&gt;Fargo&lt;/em&gt; ci hanno già invitato più volte a fare.&lt;br /&gt;L'History of Violence americana martella ormai nei film d'oltre oceano come se fosse uno degli elementi degni di essere rappresentato, non l'unico, ma il più importante, forse.&lt;br /&gt;L'America sta tornando ad essere il &lt;em&gt;Far West&lt;/em&gt;? Ha mai smesso di esserlo? Forse è questo che gli americani si chiedono ? Ma soprattutto perchè?&lt;br /&gt;I Fratelli Coen mettono in scena la &lt;em&gt;steresis &lt;/em&gt;(privazione) dell'umanità, presente solo in Tommy Lee Jones, che è l'unico a provare sentimenti, paure, attenzioni, riflessioni per e verso gli altri. Lui è l'unico non egoista in un mondo di "pericolose" monadi in battaglia che continuano la loro "normalità" sparando ad ogni essere vivente che si muove, compresi i cani.&lt;br /&gt;Il deserto è un posto difficile in cui vivere, specie se non si incontra mai nessuno nè fisicamente nè nei pensieri. E' un posto impossibile in cui vivere se l'unica necessità è fare più soldi, legalmente o meno, per raggiungere un benessere che condurrà solo ad una vuota capacità d'acquisto di cose inutili, inessenziali per un "vero" benessere, che ancora nessuno di noi dimostra di aver capito&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-7575606588351168776?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/7575606588351168776/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=7575606588351168776' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/7575606588351168776'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/7575606588351168776'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2008/03/no-country-for-men.html' title='No country for men'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_7yPkd2WDNr0/R92lTVirGbI/AAAAAAAAABA/O0Q8SwfiuAw/s72-c/tommy.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-117598505796477515</id><published>2007-04-07T15:03:00.000-07:00</published><updated>2007-04-07T15:34:58.426-07:00</updated><title type='text'>Niente è per sempre. Il "Saturno contro" di Ozpetek</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6507/2609/1600/170636/satruno%203.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6507/2609/320/923649/satruno%203.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Fin da bambini ci hanno insegnato a godere dei momenti felici, perchè passano veloci, senza il tempo di poterli fissare come vorremmo nei nostri ricordi, senza il tempo di essere pienamente coscienti di quel calore che ci rapisce e ci solleva dal dolore di tutti i giorni in modo così repentino. La gioia è un bicchiere di vino gustoso, ma è solo uno e per un pasto completo non può bastare. Ma spesso il fato è ancora più beffardo perchè, come diceva Socrate, spesso il dolore e il piacere si toccano, coesistono nello stesso momento, si uniscono in tal modo da non riuscire più a distinguerli, e di quell'attimo l'unica cosa che rimane dopo è il dolore, perchè ? Semplice, perchè è più forte, perchè scava l'anima, la segna irrimediabilmente senza che si possa pensare di guarire velocemente. La gioia è veloce, fuggente, il dolore no, lui rimane, anzi preferisce rimanere, per scemare pian piano, ma con calma, senza fretta, perchè prima ci deve mettere alla prova, ci deve "cambiare" come vuole lui, prima di lasciarci ci deve ricordare la nostra finitezza, la nostra assoluta dipendenza da tutto quello che non possiamo controllare o decidere. Ed allora i sentimenti e gli altri ci aiutano a metabolizzare questa nostra vita senza equilibrio, questa esistenza piena di non controllo e sofferenza. Perchè i sentimenti hanno dei nomi, e noi possiamo identificarli, riconoscerli, ma sicuramente non possiamo darne conto se non per larghissimi tratti, proprio perchè sono sentimenti, e non sono riducibili a "ragione".&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6507/2609/1600/174306/saturno%202.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6507/2609/320/672048/saturno%202.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Ozpetek ci insegna tutto questo, e lo fa non con il suo miglior film, ma sicuramente con il suo film più riuscito nel messaggio che vuole lasciare allo spettatore. Il cast è di qualità, una menzione in particolare va a Pierfrancesco Favino ed Ennio Fantastichini, sicuramente ad alti livelli. Di grandissimo pregio anche la colonna sonora, assolutamente perfetta ed aderente alla storia come un collante. Il regista mostra sempre la sua bravura ed in alcune scene in modo dirompente. Ma ribadisco questo non è il suo miglior film, forse qualcuno dirà anche uno dei meno riusciti, ma colpisce e segna, non perchè ci trasmette il dolore duraturo, ma perchè ci fa ricordare che la nostra vita non è per sempre, benchè lasci il suo segno indelebile in chi vorrà e potrà ricordarci in quell'attimo di gioia che siamo riusciti a regalare a chi vogliamo bene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-117598505796477515?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/117598505796477515/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=117598505796477515' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/117598505796477515'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/117598505796477515'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2007/04/niente-per-sempre-il-saturno-contro-di.html' title='Niente è per sempre. Il &quot;Saturno contro&quot; di Ozpetek'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-117261336515137662</id><published>2007-02-27T13:34:00.000-08:00</published><updated>2007-03-12T17:32:02.846-07:00</updated><title type='text'>Uno scandalo al sole</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6507/2609/1600/828488/scorsese.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/x/blogger/6507/2609/320/506046/scorsese.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.martin-scorsese.net/photos/images/gg_scorsese_3.jpg" target="_top"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Ed è stato esattamente come tutti pensavano. Il grande maestro che ci ha allevato con i suoi film taglienti ed acuti, ha vinto finalmente l'Oscar. L'unico problema è che è stato premiato con il suo, a mio avviso, peggior film, quello più stereotipato, scontato, forzato ed anche "copiato". Come già abbiamo avuto modo di dire nel nostro articolo &lt;em&gt;&lt;a href="http://fabdeluca.blogspot.com/2006/11/scorsese-un-affare-infernale.html"&gt;Scorsese: un affare infernale&lt;/a&gt;, &lt;/em&gt;il maestro italo-americano non si è sforzato molto a pensare una storia, perchè l'ha copiata (e male) dal "vicinissimo" Oriente, pensando bene di trasporre il perfetto (a suo modo) film di Lau e Mak del "lontano" 2002 in una storia perfettamente americana. Non riuscendoci in modo soddisfacente ha creato intorno a questo remake un cast di tutto rispetto, ma che, malgrado il grande livello, non è riuscito nell'intento di rendere credibili i personaggi, che sono il "farsetto" di se stessi. Viste queste premesse non si poteva che premiare il maestro con l'Oscar.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Così recita &lt;em&gt;Repubblica&lt;/em&gt;: "&lt;em&gt;FINALMENTE, i giurati degli Academy Awards hanno riparato una storica ingiustizia. E, per la prima volta, hanno decretato il trionfo di un autore con la "A" maiuscola come Martin Scorsese: il suo bellissimo, tesissimo, cupissimo e appassionante The Departed sbaraglia i concorrenti - in particolare, il Clint Eastwood di Lettere da Iwo Jima e l'Alejandro Gonzalez Inarritu di Babel - e si porta a casa le statuette per il miglior film e la migliore regia&lt;/em&gt;".&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Che dire! Non riuscire ad azzeccare nemmeno un aggettivo da attribuire ad un film non è poi così grave, Claudia Morgoglione non ce ne vorrà per questo, del resto &lt;em&gt;de gustibus&lt;/em&gt;... Ma la cosa più grave a mio avviso è proprio la mancanza di oggettività nel giudicare un premio che non è altro che il risarcimento, e niente altro, ad un regista grande, grandissimo, che ha subito nella sua carriera tanti, forse troppi, torti. Non si è premiato &lt;em&gt;The Departed &lt;/em&gt;di Scorsese, ma la carriera di Scorsese, allora perchè dargli un premio che forse meritava Eastwood o Inarritu? Diamogli un bell'Oscar alla carriera e siamo onesti; ma lo show-business di Hollywood funziona in altro modo. Non commentiamo nemmeno gli altri Oscar dati a &lt;em&gt;The Departed&lt;/em&gt;: miglior sceneggiatura non orginale (ossia, il "copione" più bravo), miglior montaggio, perchè non avrebbe senso sparare su un corpo già esanime dalla nascita.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Teniamoci tutto questo ed andiamo a vedere l'unico film che meritava premi e meriti, cioè &lt;em&gt;Babel &lt;/em&gt;del sempre più sorprendente Inarritu&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-117261336515137662?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/117261336515137662/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=117261336515137662' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/117261336515137662'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/117261336515137662'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2007/02/uno-scandalo-al-sole.html' title='Uno scandalo al sole'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-116470089368085058</id><published>2006-11-27T23:46:00.000-08:00</published><updated>2006-12-02T11:47:40.790-08:00</updated><title type='text'>Scorsese: un affare infernale</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/1600/20061006ho_nich1_450.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/320/20061006ho_nich1_450.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Prima di iniziare a scrivere sull'ultima fatica di Scorsese, premetto che chi scrive è un assoluto ammiratore della grandezza cinematografica e artistica di un regista, che a ragione ritengo uno dei migliori degli ultimi trent'anni. Sono cresciuto con le frasi di &lt;em&gt;Mean streets&lt;/em&gt; nelle orecchie, assaporando l'atmosfera dei &lt;em&gt;Goodfellas&lt;/em&gt;, con l'immagine stampata in mente del "tremendo" sorriso di De Niro in &lt;em&gt;Taxi Driver. &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Quindi con tutta la gioia e il trepido di chi aspetta una nuova splendida pellicola mi sono avvicinato all'uscita di &lt;em&gt;The Departed&lt;/em&gt;, sperando di rimanere ancora ammaliato dalle immagini del maestro italo-americano. Poi ho iniziato ad informarmi e grazie al mio caro amico Pando vengo a sapere che Scorsese ha fatto un remake. Poco male, poi scopro che si tratta di un film del 2002, e qui cominciano i dubbi. Forse è passato un pò poco per pensare di riportare in auge una storia, che è ancora viva nella mente dei cinefili. Il film in oggetto è &lt;em&gt;Infernal Affairs&lt;/em&gt; di Andrew Lau e Alan Mak, una pellicola di Hong Kong, e come potevo non vederlo, prima di affrontare il grande schermo e lo Scorsese-remaker?&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/1600/infernal_affairs.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/320/infernal_affairs.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Quindi mi appresto con curiosità a vedere per intero la saga di &lt;em&gt;Infernal Affairs &lt;/em&gt;(sono tre, Scorsese ha ripreso solo la storia del primo), e la trovo semplicemente stupenda. Un ritmo incredibile, suspence sempre alta con basso contenuto di violenza, attori bravissimi e una storia che, come dice il mio amico Pando, può essere sintetizzata con la frase "il bene è il male". Un intreccio incredibile dove non è presente nessuna divisione e schematizzazione manichea, ma un complesso intreccio psicologico che unisce i due protagonisti. Tutto è in tutto, sembrano dire Lau e Mank, riproducendo quello che un pò tutti pensiamo di questa epoca divisa da guerre "giuste" e "ingiuste".&lt;br /&gt;Ora è la volta di Scorsese, quindi mi appresto ad andare al cinema, devo dire non scevro di pregiudizi, pensando che difficilmente si può mantenere il livello dell'originale, ma se il buon Martin c'è riuscito, meglio per tutti...&lt;br /&gt;Purtroppo non c'è riuscito, anzi nelle scene di difficoltà ha addirittura copiato spudoratamente, gli attori (Matt Damon, Jack Nicholson) in questa loro interpretazione, non si avvicinano nemmeno lontanamente alla prova superba dei colleghi hongkonghesi. Nicholson tutto sembra meno che un boss malavitoso, sicuramente non uno di quelli che Scorsese ha dipinto negli anni passati. Matt Damon ha paura di tutto, è esageratamente ossequioso e spesso fuori forma.&lt;br /&gt;Non parliamo del ritmo, lontano anni luce dall'originale, tanto da dover a volte far uso eccessivo di scene violente, che non servono a creare suspence, ma a spostare l'attenzione sull'evento specifico, slegando eccessivamente una trama che spesso non si tiene in piedi. Senza poi dire che la solita maniera americana di tagliare manicheisticamente bene e male fa perdere alla storia quel suo slogan fantastico che era "il bene è il male", tutto troppo schematico e tagliato con l'accetta.&lt;br /&gt;Quindi la domanda è solo una: perchè?&lt;br /&gt;Possibile che un talento e un genio come quello di Scorsese si sia ridotto a dover scopiazzare (e pure male) un film, che aveva una sua perfezione inattacabile? Va bene anche riprendere una storia, ma almeno farla un pò propria, cambiano modalità, scene, avrebbe dato un significato al tutto. Ed invece no, l'imperativo è stato un altro: copiare (magari cambio solo nome della città e dei protagonisti) e farlo senza farsi accorgere. Ma voglio essere buono, voglio lasciare anche libero chi vuole di copiare, ma che almeno lo si faccia bene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-116470089368085058?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/116470089368085058/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=116470089368085058' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/116470089368085058'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/116470089368085058'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2006/11/scorsese-un-affare-infernale.html' title='Scorsese: un affare infernale'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-114832155345654716</id><published>2006-05-22T08:43:00.000-07:00</published><updated>2006-05-23T00:48:14.853-07:00</updated><title type='text'>Le generazioni "offese". Volver di Pedro Almodovar</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/1600/volver.0.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/320/volver.0.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Come già da tempo ci ha abituato, Almodovar mette in scena l'universo femminile in tutte le complicate maglie esistenziali e i suoi intricati labirinti, restituendoci una Spagna differente da quella che ci ha già raccontato. Nel mondo di &lt;em&gt;Volver&lt;/em&gt; gli uomini sono solo figure negative: alcolizzati, violenti, fannulloni, oppure ingenui e veri, e, se tali, tenuti ai margini della storia, quasi a non intaccare l'evoluzione di quel magma femminile che ci dovrà trascinare fino all'ultima immagine. L'inizio del film ha un forza visiva e significativa incredibile. E' rappresentato un piccolo cimitero di una cittadina di provincia. Questo paesino, abitato praticamente solo da donne, o meglio "vedove" che sopravvivono ai loro uomini e che comprano le proprie tombe prima di morire, è dilaniato da un vento costante e caldo, causa di innumerevoli incendi. La scena del cimitero è paradigmatica: ogni "vivente" è indaffarato a pulire le lapidi dai detriti portati dal vento. Le immagini sono accompagnate da una musica leggera e semplice che è colma del senso che il regista, a mio parere ha voluto dare alla scena. I "viventi", nemmeno a dirlo in maggioranza donne, prendono confidenza con la morte, quasi la "spazzano" via, si abituano a farla entrare nella loro "vita", riproducendo l'antico adagio che dice che "vivere è pensare la morte, senza provarla". Tutto ci introduce a quello che il film cercherà di dirci sulla morte, o meglio sui polivoci sensi della morte, perchè si può parlare di morte in molti modi, non solo quella biologica. Difatti anche il regista ha detto che "Volver parla anche della cultura della morte nella mia regione e del modo, non tragico, in cui donne di diverse generazioni si destreggiano in questo contesto".&lt;br /&gt;L'intreccio è presto detto. Ramunda (Penelope Cruz, assolutamente emula di Sofia Loren nei modi, nel trucco, nell'acconciatura dei capelli e in quel modo sensuale e ingenuo allo stesso tempo di mordersi le labbra) è originaria del paesino ventoso de La Mancha, ma vive nella Madrid nei bassifondi, nella periferia multietnica in cui tutti si aiutano. Ha una figlia adolescente Paula (Yohana Cobo), un marito alcolizzato e disoccupato, una sorella Sole (Lola Duenas), una zia malata che vive in paese, custodita da un'amica, Augustina (Blanca Portillo), che vive con l'ossessione della madre, hippie, scomparsa da tre anni. Ma Ramunda ha anche una vita di ricordi difficili, specie quelli che la legano ai suoi genitori, morti in un incendio.&lt;br /&gt;In questa "apparente" tranquilla esistenza, come nella migliore delle tradizioni cinematografiche, un evento visibile sconvolge il cerchio delle vite di ognuno, smuovendo il destino, finora già poco parco di sventure. Il marito di Ramunda tenta di violentare Paula, che si ribella ficcandogli un coltello in grembo e lasciandolo morto, pieno di sangue, sul pavimento della cucina. Ramunda rientra a casa e saputo il gesto dai racconti della figlia non può che decidere di occultare ogni cosa, il corpo, l'evento colposo, l'esistenza stessa del marito dalla propria vita; non può che proteggere la figlia e cercare di spazzare quell'offesa subita.&lt;br /&gt;Ma la morte colpisce contemporaneamente anche la zia di Ramunda e Sole. Quest'ultima, nel tornare a casa dal funerale, si ritrova nel bagagliaio della macchina il fantasma della madre Irene (Carmen Maura) che riappare nella vita delle figlie, perchè, dicono i racconti degli anziani, è tormentata da qualcosa di incompiuto nella sua vita. Ma Irene non è mai morta, sia perchè, come dicono alcuni filosofi, è sempre viva nel ricordi dei suoi cari, che la presentificano, sia perchè è materialmente viva (al suo posto nel rogo morì una sua "sostituta"). Ma la sua missione rimane, deve riconquistare quello che nella vita "precedente" ha perso, cioè il rapporto e il legame con la figlia Ramunda.&lt;br /&gt;Cosa ha spezzato quel legame forte e necessario che lega una madre ad una figlia? Il padre di Ramunda non era un santo, donnaiolo ed egoista, morto nel rogo di un suo tradimento (con la madre di Augustina peraltro), ed era qualcosa di più. Difatti anche Ramunda, come la figlia, subì la vergogna e la violenza dell'abuso sessuale, fatto dal padre, che la mise incinta, di chi? Proprio di Paula. Paula è figlia e sorella, e su tutto questo Irene tacque, o non capì.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/1600/volver2.0.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/320/volver2.0.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L'intreccio è "servito" , ma in quanto tale va sbrogliato ed esaminato, perchè denso di significato. Apparentemente uno potrebbe leggere l'omicidio di Paula come l'evento che restituisce la possibilità di "redimere" Ramunda dall'offesa subita dal padre, la stessa subita da Paula, dandogli nuovamente il modo di ricostruire il rapporto con Irene, una sorta di "vendetta" che purifica le anime di tre generazioni di donne. Ma non bisogna interpretare troppo direttamente l'evento come "giustificato" proprio perchè permette di spazzare via la "morte" che una violenza sessuale instilla in ogni persona che la subisce. E' un modo narrativo (e non solo), a mio parere, per far uscire fuori quelle &lt;em&gt;tenebri schnitzleriane&lt;/em&gt; che attanagliano la vita di ognuno, dando la possibilità di capirle e quindi di reinvestirle di un senso che è difficile da cogliere. L'evento tragico riunisce, ricompone non in un equilibrio migliore, ma diverso. Non c'è nel fim nessuna condanna, nè premio, della colpa di Paula, ma è il punto di partenza da cui si può ricominciare a pensare se stessi e gli altri. Tutto potrà ricomporsi e spingere le vite verso un futuro, forse meno condizionato dal passato, perchè questo ha ora un senso diverso, più vero e concreto, sicuramente meno oscuro e nascosto.&lt;br /&gt;Almodovar mette in questo film un pò tutto il suo cinema, i temi di &lt;em&gt;Tutto su mia madre, &lt;/em&gt;un pò di &lt;em&gt;Parla con lei (&lt;/em&gt;Augustina viene colpita da un cancro da cui non fugge ma che affronta, benchè non pensi mai alla via eutanasiaca). Anche Augustina, sul letto di morte, ha bisogno di una madre, di dare un senso all'immagine di essa. Domanda infatti a Ramunda di chiedere al fantasma di Irene dove sia la sua mamma hippie, e sarà proprio Irene, fantasma-non fantasma, ad accudirla fino alla morte, donando concretezza al ricordo di quella hippie, amante arsa nel fuoco della passione che bruciava se stessi e la vita di chi, tale passione, la subiva (Irene).&lt;br /&gt;Ma è il rapporto madre-figlia che è al centro di tutto, necessario per una donna, e quindi, come dicevano alcune correnti politiche degli anni '70, assolutamente da riconquistare. Sono le generazioni di "donne" che hanno il sopravvento, in quanto le uniche capaci di ricostruire le dinamiche delle loro esistenze e del mondo che le circonda. Almodovar ha detto: "In un intreccio sociale tre generazioni di donne sopravvivono al vento, al fuoco e persino alla morte, a forza di bontà, audacia e una vitalità illimitata", ed è proprio questa vitalità a spingere le protagoniste oltre le loro capacità, oltre i loro limiti, con l'anelito di riscoprirsi e reinventarsi per una vita nuova, che si spera "migliore".&lt;br /&gt;Una nota di merito finale va alla splendida interpretazione di Penelope Cruz e di Carmen Maura, dopo 19 anni ancora in film di Almodovar dai tempi di &lt;em&gt;Donne sull'orlo di una crisi di nervi.&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-114832155345654716?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/114832155345654716/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=114832155345654716' title='4 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114832155345654716'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114832155345654716'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2006/05/le-generazioni-offese-volver-di-pedro.html' title='Le generazioni &quot;offese&quot;. Volver di Pedro Almodovar'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-114587866545332052</id><published>2006-04-24T04:33:00.000-07:00</published><updated>2006-04-24T13:52:23.260-07:00</updated><title type='text'>"Immagini in movimento". Il Regista di Matrimoni di Bellocchio (di Alessandra Penna)</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/1600/registamatrimoni.img2.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/320/registamatrimoni.img2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La trama del film di Bellocchio è solo una traccia: si può tentare di ripercorrerla, ma l'impresa non è essenziale per parlare del film, così come inessenziale è spiegare tutto di quel che accade. Un regista, alle prese con i provini per girare I promessi sposi, annoiato, chiuso, e accusato di qualcosa (forse di atteggiamenti poco ortodossi nei confronti delle aspiranti attrici - ma sarà poi vero, o sarà tutta un'invenzione di falsi amici/collaboratori?), parte alla volta della Sicilia (perché parte? Non si sa, ma non importa saperlo). Qui, stretta amicizia con un fotografo aspirante regista, cede alla lusinga di un principe senza più regno, che gli propone di girare il film del matrimonio/funerale della figlia, Bona, ceduta ad unuomo ricchissimo per salvare quel che resta dei benidi famiglia. Della bella Bona, aspirante Lucia dei Promessi sposi rivisti e corretti, legati alla figura della madre morta, Franco Elica si innamora. Non sappiamo bene come, vediamo solo il suo comportamento trasfigurato, riaffiorare in lui una vitalità persa, complice anche la cornice di una Sicilia lussureggiante, colorata e calda. Bona si sposerà ono? Fuggirà con Elica o no? Saliranno entrambi su un treno o no? Forse sì, forse no, non conta. Questo è un film dove l'immagine si sostituisce alle parole, dove la trama è fatta dalla fotografia, dai volti, dagli scenari naturali, dal muoversi della macchina da presa. Un film che trasfigura la realtà, senza mai deformarla, dove è spesso incerta la distinzione tra quel che accade realmente e quel che è sognato/immaginato. E' un film sul cinema, sul mondo del cinema (ma non si identifichi Bellocchio con il rancoroso Smamma!), ma anche sul senso del fare cinema, sulla straordinaria potenza visionaria e trasfigurante del cinema.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-114587866545332052?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/114587866545332052/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=114587866545332052' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114587866545332052'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114587866545332052'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2006/04/immagini-in-movimento-il-regista-di.html' title='&quot;Immagini in movimento&quot;. Il Regista di Matrimoni di Bellocchio (di Alessandra Penna)'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-114579720225298857</id><published>2006-04-23T05:48:00.000-07:00</published><updated>2006-04-24T07:36:00.403-07:00</updated><title type='text'>Siamo l'Italia di Berlusconi. Note su Il Caimano di Moretti</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/1600/caimano309.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/320/caimano309.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Nell’ultima fatica di Moretti &lt;em&gt;Il Caimano&lt;/em&gt;, uscito a ridosso delle più controverse elezioni della Repubblica Italiana, lo spettatore si aspetta il solito &lt;em&gt;pamphlet&lt;/em&gt; morettiano, fatto di esibizione della vita personale dell’attore e considerazioni politiche ironicamente dispiegate su un canovaccio da commedia di alto livello. Per quanto riguarda il primo elemento lo si trova assolutamente presente nel film, Moretti, difatti, da poco separatosi dalla compagna, costruisce la storia di un regista-produttore (?) sull’orlo del fallimento, che si sta separando dalla moglie - del resto, solo per citare gli ultimi esempi, &lt;em&gt;Aprile&lt;/em&gt; era la rappresentazione della gioia della vittoria di Prodi e della nascita del figlio Pietro e &lt;em&gt;La stanza del figlio&lt;/em&gt; metteve in scena le paure del neopadre Nanni. Forse, bisogna dire, che Moretti dovrebbe smetterla di raccontarci la “sua vita” e raccontarci “le vite” della gente, ma questa è una mia personalissima opinione. Ma per quanto riguarda l’aspetto politico il film colpisce il segno, stupendo le aspettative di chi pensava di trovare il solito attacco al padre-padrone della politica italiana degli ultimi 15 anni, cioè Silvio Berlusconi.&lt;br /&gt;Un produttore, al secolo Silvio Orlando, si trova tra le mani un’interessante sceneggiatura di un film intitolato &lt;em&gt;Il Caimano&lt;/em&gt; ispirato alla vita di Berlusconi, scritta da un giovane regista, Jasmine Trinca. Decide, non per spirito civico o per attaccamento ad un’ideologia democratica, ma solo perché mollato dal suo unico regista con un progetto su Colombo in preparazione (Giuliano Montaldo), di cercare di realizzare il film. Ed è qui che l’intelligenza di Moretti si mostra in tutta la sua acutezza. Silvio Orlando rappresenta l’italiano medio che si è abituato all’idea di Berlusconi, indifferente alla sua figura anomala e controversa, che lo ha votato e si getta a testa bassa in un progetto solo per cercare di salvare la nave e, magari, il suo matrimonio. Viene messa in scena quindi come l’"Italietta", così la chiama il produttore polacco che finanzia il film, che ha metabolizzato completamente la figura di Berlusconi e che lascia passare superficialmente dai propri pensieri l’anomalia di un politico che ha scalato la piramide del potere, infischiandosene delle regole e della democrazia. Berlusconi è quello che ci ha fatto vedere le ballerine semi-nude, che ci ha fatto incollare ai televisori, che ha cambiato il nostro modo di vivere e pensare, e come poter attaccare un “padre” tanto premuroso, come pensare di fermarlo nella sua ascesa al potere istituzionale, come poter credere che egli non “possa” e non “debba” andare oltre?&lt;br /&gt;E non possiamo non pensare che siamo assolutamente come ci descrive il produttore polacco: un popolo sempre sul fondo del baratro, che però continua a scavare senza sosta.&lt;br /&gt;Ma chi può interpretare il Caimano? Naturalmente Michele Placido, il cui personaggio è il prototipo dell’attore fintamente impegnato, che richiama continuamente la grande figura di Gian Maria Volonté , mostrando al contrario la sua assoluta estraneità ad un tipo di artista così civilmente impegnato. Il personaggio di Michele Placido è l’attore “professionista”, con le sue manie e le sue fobie, ma civilmente indifferente all’impresa di mettere in scena la politica italiana degli ultimi anni.&lt;br /&gt;Ma quando si pensa che tutto si stia direzionando verso una serena conclusione, Michele Placido, prima dell’inizio delle riprese, con tutte le scene e i costumi pronti, si ritira dal ruolo del protagonista, perché corteggiato da altri progetti e forse impaurito di fare una cosa più grande di lui. Allora che fa Silvio Orlando, visto che il produttore senza un attore di spicco non “caccia” una lira e quindi abbandona il progetto? Racimola tutto quello che ha (vendendo metà della sua ex casa alla ex moglie Margherita Buy) e gira solo l’ultima scena del Caimano con Nanni Moretti (che aveva rifiutato precedentemente di essere il protagonista) ad interpretare la parte principale.&lt;br /&gt;Chi scrive non è un morettiano, anzi al contrario, ma sebbene il film sia per la maggior parte del tempo da considerarsi “discreto”, pieno di idee “sociologiche” interessanti, ma con un ritmo mediocre e scontato, anche se gli attori siano ognuno bravo e adatto al suo ruolo, bisogna ammettere che gli ultimi dieci minuti sono bellissimi, visivamente (e questo per i film di Moretti è quasi un miracolo) e dal punto di vista dei tempi filmici e della scrittura.&lt;br /&gt;Torniamo alla storia, Orlando decide di girare l’ultima scena de &lt;em&gt;Il Caimano&lt;/em&gt;, la sentenza del tribunale sui suoi vari crimini. La scena si sposta continuamente dall’aula di tribunale alla macchina in cui sta viaggiando nella città notturna il caimano. In tribunale si mette in scena lo scontro tra magistrati e caimano, condannato per i suoi misfatti, con scontri verbali tra lui e il pm, segni di un'opposizione irrisolta di una paese intero. Nella macchina invece egli riflette a voce alta sull’Italia, su se stesso, sulla sinistra, cogliendo, bisogna dirlo, in battute colme di significato e mai sopra le righe, il senso della nostra storia degli ultimi 50 anni.&lt;br /&gt;Quando il caimano viene condannato ed esce dall’aula, osannato dalla gente - perché, come ho detto, è il padre che ha allevato una nazione per 20 anni al populismo e alla facile superficialità -, e seguito dai giudici che hanno proclamato la sua colpevolezza, insultati dalla gente, il film raggiunge il suo apice mostrando cosa siamo diventati: un popolo che crede ai venditori di fumo, e dimentica cosa significhi democrazia e coscienza civile.&lt;br /&gt;In conclusione il film, benché abbia notevoli difetti, riesce a rappresentare bene l’Italia di Berlusconi, e non l’Italia contro di lui, mettendo in evidenza come egli sia divenuto un elemento necessario della nostra vita e delle nostre abitudini, talmente presente da non essere più considerato scomodo e incompatibile con la politica, come lo definiscono in tutto il mondo. In qualche modo il film proclama la vittoria mediatica di Berlusconi su un popolo che ha seguito e si è conformato al suo modo di pensare la televisione, l’editoria, la politica, e che per questo sarà indifferente al film di Moretti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-114579720225298857?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/114579720225298857/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=114579720225298857' title='13 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114579720225298857'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114579720225298857'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2006/04/siamo-litalia-di-berlusconi-note-su-il.html' title='Siamo l&apos;Italia di Berlusconi. Note su Il Caimano di Moretti'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>13</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-114560778081573099</id><published>2006-04-21T01:15:00.000-07:00</published><updated>2006-04-21T02:03:13.170-07:00</updated><title type='text'>Illuminismo e dialettica "negativa". The New World of Terrence Malick</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/1600/NewWorld2.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/320/NewWorld2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ultimo film di Terrence Malick &lt;em&gt;The New World&lt;/em&gt; è da considerarsi sicuramente il proseguimento, per quanto riguarda alcune tematiche trattate che spiegheremo di seguito, di &lt;em&gt;The Thin Red Line&lt;/em&gt;. Nel precedente film infatti il misterioso regista americana non faceva che tessere l'intricata tela del rapporto tra natura e civiltà, mostrando visivamente (e non solo), con scene che rimarranno nella storia del cinema, lo scorrere tragico della guerra in un isola del Pacifico, in pieno contrasto con la serenità e la perfezione della natura e di chi lo stadio della società civile non lo ha raggiunto, o non intende farlo. Se sicuramente questo film poteva definirsi ispirato da un “sano” panteismo spinoziano, nel più recente&lt;em&gt; The New World&lt;/em&gt; il rapporto natura-civiltà viene arricchito notevolmente di elementi di decisa derivazione dialettica (come sostiene &lt;a href="http://apocalissedeldesiderio.blogspot.com/2006/04/overlooking-bellezza-polemos-e.html"&gt;Lorenzo Marras&lt;/a&gt;) e rousseauiana.&lt;br /&gt;Ma andiamo con ordine. E' inutile ripetere brevemente l'intreccio che caratterizza la pellicola di Malick,  la storia in Malick è “inutile” ma è l'inteccio natura-storia da considerarsi come l'unico protagonista. Se consideriamo il cinema come, prima di tutto, "visione", nel pieno e vero senso della parola, non rimarremo da Malick (che non usa inoltre luci artificiali): immagini che mozzano il fiato, inquadrature perfette, una perfezione formale da far rabbrividire, a partire dalla prima scena, in cui sembra di rivedere &lt;em&gt;The Thin Red&lt;/em&gt; Line: ruscello e voce narrante che inneggia a “Madre Natura”. Ed il tema è subito svelato natura-civiltà-storia, progresso, individuo-comunità. La prima parte del film è decisamente ispirata al secondo discorso di Rousseau sull'origine della diseguaglianza tra gli uomini, con alcune importanti differenze. I nativi vivono in quella che Hegel avrebbe chiamato “compiutà comunità etica”, definizione attribuita alla società greca dei tempi d'oro d'Atene, in cui gli individui non conoscono sentimenti morali “degeneratori” - invidia, superbia, gelosia - (ed è questo l'aspetto rousseauiano), ma vivono in un'armonia con la natura e con gli altri (nello stato di natura di Rousseau gli uomini sono invece soli), che abbaglia il capitano Smith, mandante e rappresentante dell'”evoluta” società civile. Stupende le scene, che ricordano il miglior Kubrick di &lt;em&gt;2001 Odissea nello Spazio&lt;/em&gt;, in cui i nativi odorano, osservano, sfiorano gli inglesi incontrati per la prima volta. E da questo punto in poi la storia, dialetticamente dispiegata, svolge il suo ruolo spingendo in avanti, e spazzando via quello che si lascia alle spalle, i personaggi, le loro vite, le loro coscienze, in un cambiamento continuo, che non è miglioramento, cioè quell'hegeliana elevazione della coscienza verso il sapere assoluto, ma è solo un proseguire necessario verso il futuro, scandito dalla dissoluzione e dallo spirito di sopravvivenza.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/1600/malick.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/320/malick.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Si potrebbe pensare che Malick costruisca un banale contrasto tra nativi (stato di natura) e inglesi (società civile) evidenziando la negatività dei secondi rispetto ai primi, ma non è così. La trama e le idee messe in campo sono più complicate di quanto sembra. Difatti Pocahontas, la figlia del capo indiano spinge, aiuta gli inglesi (per amore di Smith, che ha vissuto l'esperienza totalizzante degli indiani) a sopravvivere, a “svilupparsi”. Questo gesto mostrerà nel film il suo lato autodistruttivo per la comunità indiana, per Pocahontas, ma assolutamente interno alla  "necessità storica".&lt;br /&gt;Allora come interpretare questo sviluppo? Il mio amico Lorenzo così lo commenta: “Per (ri)trovarsi infatti bisogna perdersi, ma (la storia) non può tornare indietro ad uno stadio inferiore: se tutto è divino allora l’apparentemente contraddittoria conciliazione di Pocahontas con quella che potrebbe apparire l’innaturale civiltà è anch’essa divina o, meglio ancora, naturale e rappresenta il necessario progresso della storia nel suo continuo alienarsi nel contrario e nella necessaria conciliazione sublativa con esso. In una impostazione dialettico/evolutiva, infatti, la contrapposizione vero (mondo della natura) falso (mando della civilizzazione europea) sembra non avere più senso, se non da una punto di vista astratto e, quindi, unilaterale”. Questo passaggio è sicuramente dialettico ma di una dialettica in cui il momento del divenire non fa mai la sua apparizione, è un necessario proseguire verso l'oltre, in cui la contraddizione non si risolve. Una dialettica che sembra somigliare più a quella negativa adorniana, che positiva hegeliana. Perché un presupposto della dialettica hegeliana è lo sviluppo qualitativamente inteso, aspetto che nella storia di Malick non ha luogo, ma la storia incessantemente prosegue il suo cammino, lontana da un'idea illuministica di progresso, ma dispiega unicamente come "necessario proseguire verso l'oltre".&lt;br /&gt;Allora possiamo definire "hegeliano" il panteismo di Malick &lt;em&gt;New World&lt;/em&gt;? Io direi assolutamente di no. Malick mette in scena il contrasto irrimediabile tra natura e civiltà che si manifesta in tutta la sua dirompente forza nella scena in cui un indiano “gironzola” sorpreso in un giardino all'italiana di una villa nobiliare inglese. Solo questa scena meriterebbe un oscar.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-114560778081573099?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/114560778081573099/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=114560778081573099' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114560778081573099'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114560778081573099'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2006/04/illuminismo-e-dialettica-negativa-new.html' title='Illuminismo e dialettica &quot;negativa&quot;. The New World of Terrence Malick'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-114408951380329197</id><published>2006-04-03T11:33:00.000-07:00</published><updated>2006-05-13T10:47:09.253-07:00</updated><title type='text'>Truman Capote - A sangue freddo. Tra film e romanzo</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/1600/capote.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/320/capote.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il romanzo di Truman Capote, la cui storia redazionale è raccontata dal film di Bennett Miller, iniziò l’era di quello che l’autore chiama &lt;em&gt;non finction novel&lt;/em&gt;, romanzo basato su fatti realmente accaduti. A chi si appresta a scrivere qualcosa sul film, in cui Philip Seymour Hoffman è paurosamente bravo, tale da sembrare il clone di uno dei più geniali intellettuali dell’America del secondo dopoguerra, appare scontato concentrarsi su tutti gli elementi che conducono ad una valutazione obiettiva della pellicola. Ma appena visto il film e ragionato sui tratti caratterizzanti la sceneggiatura e le scelte di regia, non si può fare a meno di riprendere in mano quel meraviglioso capolavoro che è &lt;em&gt;In cold blood&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;A sangue freddo&lt;/em&gt;). E si comprende che solo intrecciando film e romanzo si possono capire entrambi, mettendo in relazione la messa in scena dell’esperienza della scrittura di Capote e la scrittura stessa.&lt;br /&gt;Tutto nasce quando un “multiple murder” avvenuto in Kansas nel novembre del 1959, in cui una tranquilla famiglia americana, i Clutter, viene barbaramente trucidata, a prima vista senza motivo. Nel romanzo Capote ricostruisce in modo cristallino e limpido sia l’atmosfera del Kansas, con le sue distese di grano e i suoi piccoli paesini (non a caso nel film alla prima lettura pubblica del libro l’autore legge le prime pagine in cui si descrivono le praterie del Kansas), sia la “perfezione” della famiglia Clutter, dotata di ogni virtù e pregio: religiosità, devozione, altruismo, astensione dai vizi.&lt;br /&gt;Questo aspetto, che nel film non viene riprodotto, dà modo all’autore di sconvolgere ancor di più il lettore nel trovarsi di fronte all’assassinio, che egli non nasconde dietro la forma del “noir”, ma lo getta nella storia senza mediazioni. Difatti parallelamente alla serena vita dei Clutter e della loro cittadina Holcomb è raccontata la storia del progetto criminale di Dick Hickock e Perry Smith. Quando legge dell’omicidio Capote si precipita immediatamente in Kansas per cercare di ricostruire col suo geniale intuito la storia, e nel film si ha subito l’impressione che la partecipazione ad un evento del genere cambia gli animi, e così succederà.&lt;br /&gt;La fosca notizia dell’omicidio non può che sconvolgere una serena comunità, in cui la paura e il terrore, oltre il sospetto che ognuno possa essere stato l’autore del tragico evento, prendono il sopravvento. Stupende nel libro sono le tre pagine in cui viene descritta la reazione di Myrt Clare, postina della città, che ha “esaurito” tutta la paura e il dolore con la morte del marito, e sospetta su chiunque, perché l’invidia e la malvagità delle persone è infinita e ognuno non è che un nulla, che può essere spazzato via in qualsiasi momento: «se qualcuno vuole tagliarmi la gola, gli auguro buona fortuna». Questa è l’America.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/1600/capote%202.0.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/320/capote%202.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ma chi ha ucciso i Clutter e perché? Nel romanzo la storia e l’evoluzione criminale-psicologica dei due complici diviene sempre più incalzante, benché non si comprenda, se non a fatto compiuto, perché i due malviventi abbiano deciso di derubare un casa in cui, per abitudine del signor Clutter, non ci sono mai soldi, visto che tutte le transazioni del capo-famiglia vengono fatte con assegni. Ma questo è bello scoprirlo leggendo le bellissime pagine in cui viene ricostruito il “movente” con una capacità letteraria che pochi scrittori del Novecento posseggono. Sicuramente la personalità più interessante è quella di Perry Smith, autore unico di tutti gli omicidi di casa Clutter (cosa che nel film non traspare mai), ragazzo per metà indiano vissuto nella tragedia di una famiglia distrutta dall’alcolismo della madre e dalla lontananza e incapacità di comprendere del padre. Nel film è subito evidente che l’intenzione di Capote è capire come e perché sia potuto accadere un fatto del genere, e tutto ciò si può chiarire solo entrando nelle maglie della solitudine di Perry, che è convinto di avere intelligenza e talento, che il padre, la madre, le suore, il mondo intero non hanno fatto che soffocare fin dalla nascita. E quando si ha un destino così nessuna “virtù” è una difesa.&lt;br /&gt;Quando i due vengono catturati, grazie alla “soffiata” di un ex compagno di cella di Hickock (e non solo per una storia di assegni falsi come il film fa credere), il film e il romanzo si congiungono nel lasciare la stessa sensazione nella scena dell’arrivo dei due assassini al Tribunale della cittadina di Garden City. Un’atmosfera eterea, silenziosa, che nasconde lo stupore dei cittadini della piccola comunità del Kansas nel vedere in “carne” e “ossa” gli artefici di tale crudele gesto. Il Capote del grande schermo rimane basito di fronte agli occhi, persi nel nulla e pieni di vuoto, di Smith: uno sguardo da studiare, fondamentale per il suo libro. Qui inizia il supplizio del romanziere, il cambiamento radicale e lo sconvolgimento psicologico che caratterizzerà la sua vita da quel momento in avanti. Difatti, dopo la condanna unanime alla forca dei due assassini, egli si affanna a posticipare, ingaggiando avvocati su avvocati, l’esecuzione della condanna a morte. E questo egoistico prolungamento della fine (che di certo non dispiace ai condannati), funzionale per poterne scrivere un romanzo, viene assorbito “traumaticamente” nell’anima di Capote, come l’aprirsi di un vuoto immenso, che finora la sua complessa personalità e la narcisistica sicurezza di essere “geniale” aveva celato nella profondità del suo animo. Ed il film nel rappresentare il progetto egoistico di Capote mostra le sue doti migliori, perché gioca continuamente a cercare di “presentare” la “falsa” indifferenza del romanziere, che fugge invano al suo coinvolgimento, tanto da dire bugie sull’uscita del libro perfino al protagonista: Perry Smith.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/1600/capote%203.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/320/capote%203.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Ma perché la storia dei Clutter devasta in modo così forte Capote? Nell’apprendere tramite i suoi racconti la vita, la famiglia, le disavventure, le paure, le angosce e i progetti di Perry, lo scrittore capisce che i due hanno in comune un elemento fondamentale: la stessa devastante infanzia, che nel caso di Smith, è una delle cause della sua personalità inquieta. Da ciò il romanziere si rende conto che la vita è un fatale gioco in cui ognuno cerca di dare voce alle proprie emozioni positive e negative nel modo che può (Capote con la scrittura), ma c’è anche chi si sente gettato nella solitudine e immischiato nel proprio dolore a tal punto che “crede” che far pagare a quattro innocenti la colpa della sua sofferenza sia l’unico modo per redimersi (come Smith). Perry e Truman divengono così due facce della stessa medaglia che fuggono, uno coi libri e l’altro con la violenza, il proprio dolore. La devianza che ha portato Smith a quella situazione, può essere una possibilità presente anche in lui, e questo non può che segnare profondamente l’animo di chiunque.&lt;br /&gt;Quando finalmente, dopo 6 anni, i due verranno giustiziati, la vita del romanziere è distrutta, benché il frutto del suo lavoro sia un successo e un capolavoro inarrivabile.&lt;br /&gt;Rimangono alcune discrepanze tra il film e il libro, che però non intaccano la qualità della pellicola. Tanto per citarne una nel film al momento dell’impiccagione è Smith che stringe la mano ad Al Dewey, il poliziotto amico dei Clutter che si è occupato del caso, invece di Hickock. Sicuramente la scelta di rendere ancora più complessa e meno cupa la figura di Smith sul grande schermo è distante dalle intenzioni espresse nel romanzo, ma ciò sembra essere funzionale all’intenzione di suscitare ancora più inquietudine nello spettatore che cerca di decifrare la figura del carnefice. Nel romanzo invece è più coerente, per come Capote ha descritto le due figure degli assassini, il fatto che sia Hickock a stringere la mano a Dewey, che alla fine è quello che li ha scovati, scoperti e messi in galera, per essere mandati alla forca. Allora ci si potrebbe chiedere perché Hickock stringe la mano a chi lo ha mandato, indirettamente, sul patibolo? Tutto si scopre nelle ultime pagine in cui egli si dichiara convinto della giustezza della pena di morte, specie in certi casi (come il loro), benché sia ovvio che cerchi ogni strada per poterla evitare, anche perché è stato Smith a premere ripetutamente il grilletto nella calma notte del novembre del 1959.&lt;br /&gt;In conclusione &lt;em&gt;A sangue freddo&lt;/em&gt;, il film come il romanzo, mostra le contraddizioni di uno scrittore che, credendo di poter svolgere il ruolo dell’osservatore equidistante dalle cose, si ritrova immischiato con la sua intelligenza e la sua scrittura nel profondo baratro dell’esistenza, la propria e quella degli altri.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-114408951380329197?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/114408951380329197/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=114408951380329197' title='3 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114408951380329197'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114408951380329197'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2006/04/truman-capote-sangue-freddo-tra-film-e.html' title='Truman Capote - A sangue freddo. Tra film e romanzo'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-114391082961766183</id><published>2006-04-01T08:24:00.000-08:00</published><updated>2006-04-01T10:10:08.993-08:00</updated><title type='text'>TransAmerica - Le relazioni difficili</title><content type='html'>&lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/1600/transamerica.0.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/320/transamerica.0.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;Il Film di Duncan Tucker non è, come si potrebbe facilmente dedurre, unicamente concentrato sulla trasformazione di Bree, transessuale di Los Angeles, persona di una gentilezza e delicatezza di altri tempi, ma è un'opera che scava dentro alla possibilità dell'individuo di relazionarsi. Prima di tutto la relazione con se stessi. In una scena, che da sola vale il prezzo del biglietto, si rappresenta esattamente la situazione emotiva che caratterizza la vita di Bree. La sua operazione, scopo primario della sua vita, è condizionata dal parere di una psichiatra che è indecisa a determinare se la paziente sia pronta per il grande passo. Allora la "dolce" Bree è irrequieta e ascoltando una brano d'opera in cui un canto metafisico di un soprano leggiadro s'innalza sopra tutte le polveri del mondo, sfiora leggermente il vinile, rallentando la musica e abbassando la tonalità del canto con le sue curate mani da donna, inquadrate in primo piano. Bree è esattamente quel canto rallentato, ancora non soave e leggiadro, ancora fermato da una natura che ha ingabbiato l'animo femminile in un corpo inadatto.&lt;br /&gt;E poi ci sono le relazioni con l'"altro" da sé: prima di tutto la relazione con il figlio (Toby), che Bree ha concepito nel suo passato eterosessuale. Bree, a una settimana dall'operazione che adeguerà l'anagrafe al suo animo, scopre di essere padre di un figlio difficile, ingabbiato nella sofferenza adolescenziale che lo porta a deviare verso la piccola delinquenza e la chiusura verso il mondo esterno. Il processo della loro conoscenza, svolto attraverso un viaggio nell'America di provincia, mostra l'importanza del riconoscimento, necessario affinché la vita di entrambi possa proseguire. Bree non è il mezzo-indiano che Toby sperava di avere come padre, ma rimane per i suoi modi gentili e per il suo animo limpido e chiaro il modello di genitore (padre o madre non importa) che ognuno vorrebbe avere (cosa di cui Toby (e il pubblico) si renderà conto solo alla fine). Allo stesso tempo Toby non sembra essere il figlio modello (almeno per il senso comune): è delinquentello da poco, attore porno, incline alla prostituzione, ma ugualmente Bree ha bisogno di essere riconosciuta come padre e di riconoscersi in suo figlio per poter esistere: abbiamo bisogno degli altri per poter capire noi stessi. Inoltre attraverso Toby, Bree trova il coraggio di presentarsi dalla sua famiglia, che osteggia e non riconosce la sua trasformazione (paradigmatica è la figura della madre, della cui personalità devastante rimangono tracce indelebili, come ad esempio l'alcolismo della sorella "normale" di Bree).&lt;br /&gt;In secondo luogo c'è il rapporto con il "mondo" possibile degli altri. Molto bello è il legame, assolutamente "platonico" e delicato che Bree costruisce con un indiano, conosciuto per caso, che non osa spingersi al di là di qualche frase sincera e qualche dolce canzone accennata con la chitarra nelle fresche sere del deserto californiano.&lt;br /&gt;In conclusione il film ha un andamento lineare e senza eccessi, senza mai mostrare giudizi morali (nè su Bree, nè sulle scelte di Toby), mostrando con equilibrio e coraggio la nostra società, in cui la necessità di costruire la propria personalità, il più corrispondente possibile al nostro animo interno, sia un processo difficile, ma allo stesso tempo imprescindibile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-114391082961766183?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/114391082961766183/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=114391082961766183' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114391082961766183'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114391082961766183'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2006/04/transamerica-le-relazioni-difficili.html' title='TransAmerica - Le relazioni difficili'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-114380041916689771</id><published>2006-03-31T01:45:00.000-08:00</published><updated>2006-03-31T02:26:19.800-08:00</updated><title type='text'>A History of Violence. Una risposta a Pando</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/1600/cronenberg%202.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/320/cronenberg%202.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Il film di Cronenberg di qualche mese fa ha suscitato l'attenzione di un mio caro amico, che a distanza di mesi ha scritto un piccolo saggio intitolato &lt;a href="http://apocalissedeldesiderio.blogspot.com/2006/03/mystic-violence-rivedendo-history-of.html"&gt;&lt;em&gt;Mystic Violence. Rivedendo "A History of Violence" di David Cronenberg&lt;/em&gt; &lt;/a&gt;. Sono quasi totalmente d'accordo con le sue impressioni. Il film lascia il bicchiere mezzo vuoto e mezzo vuoto, anche per chi ama il cinema di Cronenberg. Sicuramente note a sfavore sono la sceneggiatura un pò povera e la pessima colonna sonora, ma su alcuni punti vorrei inserire alcune considerazioni importanti sul tema trattato nel film. Non credo che la metafora della bella società americana, rappresentata della famiglia perfetta, distrutta dalla "rammemorazione" della violenza sia banale. C'è da dire che &lt;em&gt;Mystic River &lt;/em&gt;aveva sicuramente colto più nel segno nel rappresentare come la violenza, a fondamento della società, sia continuamente mascherata e nascosta, sebbene ogni volta mostri il suo lato più oscuro in eventi ineludibilmente dirompenti. Più che parlare di banalità, la mia reazione alla visione del film è stata più che altro "ma questo lo sapevo, che mi dici in più.....?"&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ed allora il nesso violenza-ordine-sesso rappresentato nel quasi-strupro di Viggo Mortensen diviene scontato, decisamente più evocativa è la scena di Mystic River dove Lady Macbeth (al secolo moglie di Sean Penn) giustifica la violenza del marito, che restituisce l'ordine sociale e familiare, oltre che a donarsi sessualmente al Re assassino, ma difensore della famiglia e dei valori della vendetta biblica (occhio per occhio, dente per dente). &lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'unico elemento che sicuramente è ben costruito nel film di Cronenberg è la trasformazione fisica, caratteriale e morale di Viggo Mortensen, cioè l'opposizione interna al suo io tra assassino-delinquente e padre di famiglia-buon cittadino. Devo dire che visivamente e filmicamente, anche grazie all'interpretazione dell'attore, i vari lati della personalità del personaggio nel loro succedersi repentinamente colpiscono lo spettatore in modo netto. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-114380041916689771?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/114380041916689771/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=114380041916689771' title='6 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114380041916689771'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114380041916689771'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2006/03/history-of-violence-una-risposta-pando.html' title='A History of Violence. Una risposta a Pando'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-25044837.post-114370861669171455</id><published>2006-03-30T00:43:00.000-08:00</published><updated>2006-04-01T10:11:44.580-08:00</updated><title type='text'>Tsotsi - Sud Africa e presa di coscienza (redenzione?)</title><content type='html'>&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/1600/tsotsi%203.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/320/tsotsi%203.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Il film di Gavin Hood, tratto da un romanzo di Athol Fugard, celebre drammaturgo sudafricano, pubblicato nel 1980, e premiato con l'Oscar per il miglior film straniero, racconta la storia di Tsotsi, uno dei tanti abitanti delle periferie di Johannesburg dei nostri giorni (il romanzo invece era ambientato negli anni '50). Tsotsi significa letteralmente "gangster" nel linguaggio di strada nei ghetti delle comunità di colore, la sua storia è una delle tante storie dure e vere, immerse nell'universo della criminalità e del degrado delle periferie metropolitane. Il protagonista, segnato da un'infanzia difficile, madre malata e padre alcolizzato, è il capo di una gang di ragazzi (o poco più che bambini) senza scrupoli, che non esitano a uccidere per un portafogli pieno di soldi. Paradigmatica di quanto la vita valga poco a Johannesburg è la scena in cui un signore, che ha comprato una cravatta da un ambulante, viene ucciso freddamente nella metro, solo per essere derubato del portafoglio, che è stato notato al momento del suo piccolo acquisto. Sicuramente la prima parte, in cui la rabbia e la sofferenza che scava le "anime" della piccola gang viene messa in scena, è quella che più colpisce, forse la più riuscita. Quando l'ennesima rapina ai danni di una donna della alta borghesia fa cadere Tsotsi in una crisi irrimediabilmente profonda, perchè si ritrova a fare i conti con un bambino, trovato con sorpresa all'interno della lussuosa macchina tolta alla donna (che si prende oltretutto due pallottole che la inchioderanno ad una sedie a rotelle) il film si sfilaccia un pò, perde un pò di tensione e ritmo.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/1600/tsotsi%202.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="115" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/6507/2609/320/tsotsi%202.jpg" width="138" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Tstosi, tramite il "possesso" di questo bambino, rivive i suoi drammi infantili, si "redime" in qualche modo, ma ciò non significa che si pente dei suoi gesti, del suo modo di vivere, ma prende coscienza della sofferenza propria e di quella degli altri (la madre del bambino rapito, il "Maestro", picchiato duro da Tsotsi), che subiscono gli effetti delle sue azioni. Addirittura arriva a chiedere scusa al suo amico, ma solo perchè vede in lui la sofferenza di un'esistenza ai margini, che li accomuna e relega in un universo lontano dal mondo "normale" , un mondo di baracche e solitudine. Perchè solitudine? Perchè nella baraccopoli periferica di Johannesburg ognuno vive per sé, e non si respira l'aria di solidarietà che accomuna gli emarginati, anzi ognuno è una cellula isolata, che sfiora le vite degli altri. Questo non è un pentimento od una redenzione, ma una presa di coscienza forte di come l'emarginazione releghi la vita di questi ragazzi al di fuori di tutto, anche del concetto di "rispetto" che un appartenente della gang (sempre il "Maestro") cerca di spiegare agli altri. Bellissimo è il rapporto tra Tsotsi ed una ragazza madre, costretta ad allattare il bambino "rapito". In questo rapporto Tsotsi rompe il guscio della sua esistenza chiusa nella rabbia e nel silenzio della sofferenza, divenendo cosciente del mondo "altro" dal suo, del mondo delle "possibilità". Tutto diviene strumentale a questo processo di "presa di coscienza" del ragazzo, che filmicamente però rimane un pò astratta rispetto al contesto in cui la storia viene raccontata. Difatti alla fine si ha la sensazione di aver visto un &lt;em&gt;City of God&lt;/em&gt; in versione diminuita, qualitativamente inferiore e meno incisivo. Nota di merito alla colonna sonora di Zola, compositore di musica kwaito, il rap rabbioso del Sud Africa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/25044837-114370861669171455?l=fabdeluca.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://fabdeluca.blogspot.com/feeds/114370861669171455/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=25044837&amp;postID=114370861669171455' title='2 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114370861669171455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/25044837/posts/default/114370861669171455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://fabdeluca.blogspot.com/2006/03/tsotsi-sud-africa-e-presa-di-coscienza.html' title='Tsotsi - Sud Africa e presa di coscienza (redenzione?)'/><author><name>Fabrizio "Il mercante"</name><uri>http://www.blogger.com/profile/04236262403813930992</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry></feed>
